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MINIGUIDA ALLA DEPRESSIONE POST-PARTUM
Il parto
Il parto è una esperienza straordinaria quanto faticosa.
Stanchezza, dubbi, insicurezze accompagnano frequentemente
i primi giorni di una mamma. Non usiamo il termine
depressione post-partum in maniera impropria e generica.
È importante, invece, aver ben chiara la differenza tra la breve e lieve alterazione
dello stato emotivo, che può comparire nelle prime 48 ore dal
parto, e la depressione post-partum vera e propria, che compare, in
genere, tra il secondo ed il terzo mese dalla nascita del bambino e presenta
un insieme di sintomi ben più complesso.
Baby blues
Con questo termine i medici indicano una condizione di estrema stanchezza
fisica della neo-mamma, dovuta sia alle fatiche del parto sia al repentino
cambiamento ormonale . Lo stress vissuto nel travaglio
e nel momento proprio del parto, predispone ad uno stato di tristezza
e di difficoltà nel relazionarsi con il partner e con i propri familiari.
Nel Baby blues il tono dell’umore è altalenante con crisi di pianto senza
motivo. Può essere presente una difficoltà nella concentrazione e nel ritmo
sonno-veglia, con frequentissimi risvegli. Un disturbo di tipo alimentare può
accompagnare gli altri sintomi: sia l’inappetenza che il desiderio di mangiare molto e di tutto.
È stato stimato che una percentuale variabile tra il 30 e l’80% di neomamme
attraversa l’esperienza del Baby Blues. Fortunatamente questa
difficoltà è temporanea e si risolve spontaneamente nell’arco di 7/10 giorni
senza lasciare nessuna conseguenza né alla mamma né al bambino.
Depressione post-partum
È questa la vera forma depressiva del dopo parto. Generalmente inizia tra
il secondo ed il terzo mese dal parto e può mantenersi inalterata per circa
6/7 mesi se non si interviene in modo appropriato. Soltanto il 10-20% delle
neo-mamme può andare incontro a questo disagio psichico ed una percentuale
del 3-6% può andare incontro ad un quadro di depressione maggiore.
In questa forma depressiva possono essere presenti tutti i sintomi tipici oleo familiare fino ad
arrivare ad un sentimento di totale difficoltà nell’affrontare gli eventi
più banali legati alla vita quotidiana in genere .
Nel caso di un quadro sintomatologico che lascia pensare ad una
depressione, anche se lieve, la madre va seguita attentamente non solo
dal medico ma soprattutto dai familiari.
E va seguito attentamente il neonato: è molto importante per un lattante avere una
mamma che sorride, che parli, lo accarezzi e soprattutto sia in grado di
trasmettere serenità.
I sintomi più comuni
Quando parliamo della depressione post-partum, parliamo di una condizione
di emotività alterata in senso negativo. Il sentimento dominanteè quello di una convinta incapacità ad assolvere i doveri quotidiani,
che può mantenersi inalterato per circa 6/8 mesi.
Il primo segno di un sentimento in via di trasformazione è uno stato
emotivo che facilmente predispone al pianto, all’irritabilità ed alla conseguente
reazione di insofferenza verso chiunque stimoli una richiesta di attenzione.
Irritabilità – È una delle prime manifestazioni e può presentarsi con una aggressività
espressa sia con le parole che con i comportamenti. In rari casi può rasentare la violenza.
Disturbi del sonno – Può esserci una difficoltà nell’addormentamento o un risveglio
precoce il mattino. E talvolta sogni angosciosi che provocano bruschi risvegli.
Stanchezza – Difficoltà di concentrazione derivante dall’eccessivo stress associato
a stanchezza fisica dovuta all’insufficiente recupero che inevitabilmente l’accudire
un bambino provoca tra poppate, cambi di pannolino e sonni interrotti.
Psicosomatizzazioni – Nella maggior parte dei casi si tratta di disturbi di tipo alimentare:
perdita di appetito e conseguente perdita di peso o al contrario un bisogno
esagerato di cibo. Ma spesso si verificano anche palpitazioni e vertigini.
Sentimenti di inadeguatezza – Il segno caratteristico dell’inizio di una depressione
Post-partum è proprio il sentimento di incapacità ad alimentare, a cambiare e a prendersi
cura del proprio bambino.
Pensieri di tipo ossessivo – Sono legati al benessere del bambino. Il pensiero
dominante è la preoccupazione di rispettare, al minuto, gli orari dell’allattamento
o del sonno del piccolo.
Senso di colpa – Il sentimento di inadeguatezza si alterna con il senso di colpa per
non essere la “mamma modello” che ci si era prefisse in gravidanza. Gli
imprevisti che, con un neonato, sono all’ordine del giorno, mettono sottosopra i buoni propositi .
Perdita del desiderio sessuale – Il maternage, ovvero il comportamento tipico
della maternità, fa sì che la mamma sia tutta occhi, orecchie e mani per il piccolo
nato. Normalmente questa fase si risolve nei primissimi mesi, in questo caso
si protrae per un tempo decisamente più lungo (8/9 mesi).
I fattori ormonali di rischio
Durante le gravidanza si producono grandi quantità di progesterone e di
estrogeni in un perfetto equilibrio a seconda della fase della gravidanza.
Poco prima del parto si verifica una riduzione di progesterone e un
aumento degli estrogeni e di prolattina. Con il parto e nei giorni subito successivi
i livelli di estrogeni e progesterone si riducono bruscamente. Si tratta
di cambiamenti ormonali che incidono decisamente
sul tono dell’umore e che, in alcuni casi, possono avere un collegamento
diretto anche nell’insorgenza di una depressione post-partum.
Ormoni tiroidei – Molti studi mostrano una correlazione tra disturbi della tiroide
durante la gravidanza e successivo sviluppo di una depressione post-partum. In
particolare la presenza, nelle prime fasi della gravidanza, di anticorpi anti-TPO (uno
dei parametri dell’assetto tiroideo) rappresentano un marker precoce di una successiva
evoluzione depressiva.
Progesterone – Altre ricerche suggeriscono che i disturbi dell’umore siano legati
ad una ridotta concentrazione plasmatica di questo ormone. Non è stata trovata
tuttavia alcuna differenza significativa nelle concentrazioni dell’ormone tra le
donne nel post-partum depresse e non depresse.
Estrogeni – Altri studi ancora suggeriscono che una carenza del livello di estrogeni
nel post-partum possa concorrere allo sviluppo di disturbi dell’umore.
Estradiolo – Il crollo della concentrazione plasmatica dell’estradiolo può predisporre
alla depressione. Si è visto che somministrando quantità idonee di estradiolo
si sono avuti dei risultati positivi verso la sintomatologia depressiva.
Prolattina – Nella madre che non allatta il livello di prolattina crolla a livello normale
in 2 settimane, a differenza della madre che allatta, i cui livelli si mantengono
alti. Sembra che la prolattina abbia un certo effetto protettivo sull’insorgenza
della depressione.
Cortisolo – La concentrazione del cortisolo crolla rapidamente dopo il parto e ritorna
ai livelli base nell’arco del mese successivo. Sembra esista una relazione tra il
livello del cortisolo ed i disturbi dell’umore del post partum.
Secondo alcune ricerche più recenti esisterebbe una correlazione anche tra i
livelli di colesterolo nel sangue ed i sintomi depressivi. L’abbassamento della concentrazione
del colesterolo potrebbe infatti provocare una alterazione della
membrana delle cellule nervose, con conseguente ridotta funzione dei neuromediatori
responsabili del tono dell’umore. Gli studi hanno messo in evidenza che
tra l’ultima fase della gravidanza e la prima fase del disturbo depressivo del postpartum
si registra nelle neomamme una brusca diminuzione del livello ematico
di colesterolo.
I fattori psichici e sociali
Non esiste un profilo definito di donna candidata a sviluppare una delle
forme depressive del post-partum. Alcune variabili
personali o sociali possono però facilitarne l’insorgenza.
Variabili personali
– Le donne che hanno sofferto in precedenza di disturbi psichici sembrano
avere un maggior rischio di depressione post-partum. In uno studio recente
effettuato su puerpere con un disagio psichico precedente alla gravidanza, il
51% delle donne ha sviluppato un disturbo depressivo dopo il parto.
– Le donne la cui madre ha sofferto o soffre di depressione ha una percentuale
più elevata di andare incontro alla sintomatologia depressiva.
– Una situazione conflittuale con la propria madre può analogamente predisporre
alla sintomatologia depressiva.
– Nell’anamnesi fisiologica è quasi sempre presente una storia di disagio e tensione
premestruale.
– Nelle donne che sviluppano una depressione post-partum si registrano caratteristiche
di personalità con sintomatologia più o meno manifesta di tipo fobico-ossessiva.
– Eventi traumatici recenti e complicanze ostetriche del parto vengono inquadrati
come eventi stressanti e come tali depongono per un rischio più elevato
di depressione post-partum.
Variabili demografiche
– Le madri adolescenti hanno un rischio maggiore di sviluppare una depressione
post-partum.
– Le donne primipare sembrano avere una più alta vulnerabilità rispetto alle
madri pluripare di presentare una sintomatologia depressiva.
Variabili psicosociali
– Nel periodo del puerperio l’unico rapporto che rivesta importanza è quello con
il proprio coniuge. Da vari studi è emerso che donne con depressione postpartum
hanno una relazione con il proprio coniuge conflittuale e ricevono un
supporto inadeguato.
– Si è visto che la mancanza di sostegno sociale, non solo da parte del coniuge
ma anche della famiglia e degli amici, nel periodo immediatamente
dopo il parto e nei mesi successivi, aumenta la possibilità di sviluppare uno
stato depressivo.
Allattamento al seno
Le ricerche più recenti hanno dimostrato che
l’allattamento al seno svolge un ruolo positivo. La suzione
stimola infatti la produzione dell’ormone della prolattina, che è in grado di svolgere una funzione protettiva nei confronti della depressione.
Le difficoltà che a volte si registrano durante l’allattamento – ad es. l’insufficiente
produzione di latte o l’ingorgo mammario oppure ancora le ragadi– dovuti solitamente a una difficoltà di attaccamento del piccolo e
superabile con aiuto competente, possono essere fonte di stress per alcune
donne. Per alcune neomamme, per di più, l’insuccesso in allattamento
può fare insorgere quel sentimento di inadeguatezza che, come
abbiamo detto, è un altro segno di depressione. Questo sentimento è
tanto più forte quanto più la mamma desidera allattare, ma non viene
aiutata a raggiungere l’obiettivo che si è posto.
È quindi importante che le mamme, per evitare difficoltà in allattamento,
come quelle già dette e come quelle che ne sono la conseguenza, cioè
rifiuto del seno e pianto insistente da parte del piccolo o addirittura scarsa
crescita, si documentino e si informino sulla pratica dell’allattamento al
seno per tempo; e che cerchino aiuto competente e qualificato poi,
soprattutto se hanno problemi emozionali. Un allattamento al seno che è
coronato da insuccesso può infatti scatenare sentimenti di inadeguatezza
e frustrazione, e peggiorare le condizioni della mamma.
Se il medico o lo psichiatra dovesse ritenere necessario un intervento farmacologico
per contrastare i sintomi depressivi nella donna che allatta,
una volta emessa diagnosi di depressione, la famiglia e gli amici dovrebbero
sostenere la nutrice per agevolare il proseguimento dell’allattamento
al seno, soprattutto tenendo presente che i nuovi antidepressivi sono
sicuri per il lattante. In tal modo si protegge l’interezza della “coppia allattante”
e si contribuisce al miglioramento dell’autostima della donna.
Parlarne con le persone più care
Il riconoscimento del sentimento di solitudine, unito a sensazioni di disagio
psichico a distanza di alcuni mesi dal parto, è un segnale
da non sottovalutare per un potenziale sviluppo della depressione postpartum.
La decisione di non parlarne con nessuno, per timore di essere giudicate
madri poco sensibili, non è sicuramente di aiuto. In questo particolare
momento, il silenzio conduce ad un solo risultato: rendere ancora più
intensa la sofferenza legata al sentimento di negatività, innescando una
spirale di sentimenti che rimbalzando l’uno contro l’altro si amplificano sempre più.
Il senso di colpa trova in questo contesto una strada preferenziale per
sommarsi come ulteriore disagio soprattutto quando, come naturalmente
avviene, ci si mette a confronto con le capacità dimostrate dalle altre mamme.
Il parlare dei propri sentimenti, del senso di colpa che stringe come una
morsa; parlare della vergogna provata davanti al sentimento di non sentirsi
amorevole nei confronti del proprio figlio è sicuramente difficile ma è possibile ottenere
un sollievo se
questi sentimenti possono essere espressi a chi, emotivamenteè più vicino: il partner, la madre o l’amica più cara. Il parlare aiuta a comprendere che i sentimenti sono modificabili
e che il cambiamento dipende anche da noi. È importante inoltre
sapere che da sole non è possibile modificare situazioni che sono al limite
di una sintomatologia depressiva: è necessario essere supportate da persone
competenti che sappiano guidare il riconoscimento delle proprie
emozioni e trovare insieme delle soluzioni cognitive per il superamento
delle difficoltà legate al post-partum.
Sapere che molte mamme possono provare lo stesso identico sentimento
di mancanza di fiducia in se stesse o di un basso livello di autostima,
sicuramente aiuta nel non vedere se stessa come un’eccezione anomala
dell’essere umano.
La relazione madre-bambino
La relazione madre bambino è un processo unico in cui entrambi partecipano attivamente alla formazione del legame di attaccamento. Le emozioni positive percepite dal bambino hanno un’ importante funzione: servono ad incoraggiare lo scambio di informazioni con l’ambiente e facilitare l’esplorazione. Un buon sviluppo delle emozioni positive favorisce, in seguito, l’adattamento all’ambiente e costituisce un fattore protettivo importante nello sviluppo di una sana personalità. La depressione post-partum può essere considerata uno dei fattori di rischio nello sviluppo di un sano attaccamento tra madre e bambino a causa delle difficoltà comunicative della mamma e delle conseguenti dinamiche psichiche che possono influenzare lo sviluppo emotivo e cognitivo del bambino. L’incidenza del rischio è tanto più importante quanto più si protrae nel tempo l’umore depresso.
Una mamma con una sintomatologia depressiva mostrerà:
– difficoltà a seguire i bisogni evolutivi del bambino;
– immagine di sé stessa negativa: senso di impotenza e di inefficacia; – immagine del bambino vissuto come bambino difficile, noioso ed esigente.
Caratteristiche di sviluppo del legame madre-bambino:
– povertà di rapporto sia emotivo che psichico;
– vie di comunicazione scarsamente integrate.
Queste caratteristiche dell’interazione tendono a divenire stabili nel tempo se la depressione oltrepassa i 6 mesi e se intervengono altri eventi sfavorevoli della vita.
Cosa può fare la mamma per se stessa
La routine giornaliera non ha più niente a che vedere con il tempo passato
in gravidanza, dove tutto era in funzione dell’attesa e del riposo. Gli
effetti del cambiamento si fanno sentire in modo predominante sulle
emozioni e se, nella vita si è abituate ad avere sempre tutto sotto controllo
ovvero se si è super organizzate nel menage familiare è abbastanza
facile che ci si possa sentire confuse quando arriva un frugoletto.
Le giornate passano sempre più velocemente, divise fra l’accudimento
del bambino e tutto ciò che rappresenta il suo contesto, questo inevitabilmente
porta ad avere sempre meno tempo per se stesse.
Lo stress arriverà inevitabilmente a mostrare le sue conseguenze: il sonno è
spesso interrotto, può risultare difficile trovare anche il tempo per una doccia
o per passare qualche minuto in solitudine. Quando il partner è fuori
casa per lavoro ci si potrebbe sentire isolate e quel punto la stanchezza
potrebbe rendere difficile la separazione tra le emozioni e i problemi fisici.
Alcuni suggerimenti per affrontare e superare la fatica
richiesta dalla situazione:
Non rimproverarsi, modificare le proprie aspettative di perfezione e organizzazione, è decisamente meglio in questa fase avere una casa in disordine ed essere una mamma disponibile per il proprio figlio. Gli ospiti sapranno comprendere l’eventuale disordine e non ne faranno motivo di conversazione.
Gratificare il partner, stimolare il proprio compagno a dividere i lavori di casa
può essere qualcosa di nuovo per la coppia, in questo caso non dimenticare di
fare i complimenti al partner, non essere troppo critiche su
come il lavoro è svolto e ringraziare per ciò che fa.
Accettare aiuto, se qualcuno si offre e vuol dare una mano, approfittare è doveroso.
Accettare aiuto non significa essere una persona che dipende da qualcun
altro o essere deboli, l’accettazione è un buon modo per organizzarsi. Le madri, le
suocere, le sorelle o anche le amiche, potrebbero essere entusiaste di passare
alcuni giorni ad accudire mamma e bimbo. Potrebbero preparare il pranzo, aiutare
nelle faccende domestiche oppure guardare il bambino.
Divagarsi, passare del tempo fuori di casa fa bene all’umore, portare quindi il
bambino spesso fuori per una passeggiata oppure se è possibile, trovate qualcuno
che possa guardare il bambino mentre si va a fare shopping o fuori per una
cena con il partner. Cambiare ambiente anche solo per un ora non può che
avere un effetto benefico sul tono dell’umore. Contattare altre neo-mamme, attraverso
associazioni, può essere un’occasione per fare amicizie nuove e non solo,
potrebbe essere utile per scambiare oggetti vari ed organizzarsi come baby-sitter
l’una dell’altra per avere del tempo libero.
Attività fisica, iniziare gradualmente l’attività motoria aggiungendo ogni giorno
esercizi nuovi finché non ci si sente nuovamente in forma.
. L’esercizio fisico aiuta a rendere felice la giornata e migliorerà la propria
stima oltre che l’immagine corporea. È bene ricordare che allattare al seno
aiuta a rimettersi in forma, perché si bruciano i grassi accumulati su fianchi e
cosce in gravidanza. Esercitarsi insieme al bambino, non solo stimola il sorriso e quindi il sentimento di positività ma aiuta a costruire il legame di Attaccamento attraverso la manipolazione.
Cosa possono fare i familiari
Il partner, i genitori, gli amici, in pratica tutti possono adoperarsi e fare qualcosa per aiutare la neomamma al suo rientro a casa.
La madre ed il neonato hanno bisogno di cure, di attenzioni e soprattutto di protezione.
Possono essere messe in atto delle strategie per alleviare il peso del puerperio.
Aiutare la mamma a non farsi carico di tutte le responsabilità può essere un
primo passo importante: il marito, la mamma, la suocera o le amiche possono
non solo aiutare in casa ma offrire la propria disponibilità a tenere il
bambino a breve raggio, per portare il piccolo dalla mamma in caso di
ricerca del seno, mentre la mamma ha preso un appuntamento dall’estetista
ad esempio oppure offrire la propria compagnia per la visita pediatrica
o ancora provvedere ai pagamenti delle utenze, possono essere esempi.
Anche i nonni possono adoperarsi nel loro ruolo , essere disponibili a far compagnia
e sbrigare le piccole commissioni che farebbero perdere del tempo prezioso alla mamma. È molto importante comprendere ed accettare i sentimenti di negatività
provati dalla neo-mamma, senza per questo colpevolizzarla.
Un piccolo suggerimento rivolto ai neogenitori:
informarsi, leggere, conoscere ciò che avviene e come si struttura
la personalità dei bambini, per poter individuare ciò che è
meglio per i loro figli ; le comunità saranno in grado di aiutare i genitori a
fornire tutto il supporto necessario.
A quale specialista rivolgersi
Sia la diagnosi che l’indicazione terapeutica della depressione post-partum,
sono di stretta competenza del medico specialista in Psichiatria ed è
quindi molto importante rivolgersi con fiducia all’esperto, senza timore di
apparire, solo per varcare lo studio dello psichiatra, come persona debole o malata.
I rimedi terapeutici possono essere diversi a seconda dell’intensità del sentimento
depressivo:
Psicoterapia
La psicoterapia è l’indicazione più efficace quando ci si trova di fronte ad una
depressione di modesta entità. Un ciclo di colloqui aiuta a superare il momento
più critico della fase depressiva. Può essere utile l’associazione della psicoterapia
con un antidepressivo a dosaggio ridotto.
L’indicazione per una psicoterapia così come l’associazione con i farmaci deve
essere suggerita sempre dal medico specialista.
Psicofarmacoterapia
L’efficacia degli antidepressivi di nuova generazione, consentono una risposta
terapeutica con la conseguente risoluzione della depressione nello spazio di quattro
settimane circa.
I farmaci devono essere continuati ininterrottamente per almeno sei mesi e
comunque almeno fintanto che gli obiettivi della terapia siano totalmente raggiunti. È buona norma non togliere mai i farmaci all’improvviso o tentare di ridurre
i dosaggi autonomamente o dando ascolto a familiari o amici, potrebbero presentarsi
dei malesseri dovuti ad un uso non corretto. La riduzione dei dosaggi è un
momento importante e la buona riuscita della terapia dipende anche da come
questa viene effettuata. L’allattamento al seno può essere mantenuto perché gli
antidepressivi di recente commercializzazione sono sicuri in allattamento.
Prevenzione
Le mamme che hanno sofferto di depressione nel passato hanno una possibilità
del 25% di una ricaduta della sintomatologia (una su quattro), quindi è bene che il proprio
medico di fiducia sia messo al corrente , considerato che un intervento preventivo
evita il disagio legato alla sintomatologia depressiva.
Il sostegno psicologico in questi casi aiuta a risolvere stati d’animo che
potrebbero, lasciati a se stessi, montare di intensità fino ad arrivare ad uno
stato di difficoltà reale.
Il sostegno del partner può fare molto, così come l’aiuto della propria
famiglia e degli amici che con la loro presenza possono alleviare il peso
del sovraccarico arrivato insieme al bimbetto atteso per nove mesi.
Avere la possibilità di poterne parlarne con esperti che sappiano comprendere
e rassicurare è di fondamentale importanza.
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