Il gioco d’azzardo patologico e lo spettro impulsivo-compulsivo


Lo spettro compulsivo-impulsivo
Una dimensione psicopatologica, attualmente di grande interesse, è lo “spettro” dei disturbi impulsivi e compulsivi.
Il DSM IV definisce l’impulsività come “ Impossibilità di resistere ad un impulso, ad un desiderio impellente, o alla tentazione di compiere un’azione pericolosa per sé o per gli altri. ... il soggetto avverte una sensazione crescente di tensione o di eccitazione prima di compiere l’azione, e in seguito prova piacere, gratificazione, o sollievo nel momento in cui commette l’azione stessa. Dopo l’azione possono esservi o meno rimorso, autoriprovazione, o senso di colpa”; sono considerati disturbi da un deficit del controllo degli impulsi: il disturbo esplosivo intermittente, la cleptomania, la piromania, il gioco d’azzardo patologico, la tricotillomania, i disturbi del controllo degli impulsi NAS, le parafilie, i disturbi da uso di sostanze, il disturbo di personalità antisociale e il disturbo di personalità borderline. Le compulsioni sono definite, invece, come “ Comportamenti ripetitivi o azioni mentali il cui obiettivo è quello di prevenireo ridurre l’ansia o il disagio, e non quello di fornire piacere o gratificazione. Nella maggior parte dei casi la persona si sente spinta a mettere in atto la compulsione per ridurre il disagio che accompagna un’ossesione o per prevenire qualche evento o situazione temuti. ... Per definizione le compulsioni sono chiaramente eccessive e non connesse in un modo realistico con ciò che sono designate a neutralizzare o prevenire. ... Causano disagio marcato, interferendo con il funzionamento lavorativo, con le attività sociali o con le relazioni con gli altri”; tra i disturbi caratterizzati da compulsività si considerano : il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo di dismorfismo corporeo, l’ipocondria, il disturbo di depersonalizzazione, l’anoressia nervosa, la sindrome di Tourette e il disturbo di personalità ossessivo-compulsiva.

Hollander e collaboratori hanno proposto che la compulsività e l’impulsività rappresentino gli estremi di un continuum che va da una tendenza alla sovrastima del pericolo ed all’evitamento del rischio da un lato, ad una ridotta percezione della pericolosità di determinati comportamenti ed ad una elevata ricerca del pericolo al lato opposto. I disturbi compulsivi si caratterizzano fenomenologicamente per un elevata tendenza all’evitamento del pericolo, una spiccata avversione del rischio ed alti livelli ansia anticipatoria. Questi disturbi includono il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), il disturbo da dismorfismo corporeo, l’anoressia nervosa, il disturbo da depersonalizzazione, l’ipocondria, la sindrome di Gilles de la Tourette. In questi disturbi comportamenti ritualistici vengono spesso assunti nel tentativo di ridurre l’ansia e diminuire magicamente il senso di pericolo o di rischio.
Al contrario i disturbi impulsivi si caratterizzano per la presenza di comportamenti volti alla ricerca del rischio, ridotta capacità di evitamento del pericolo e scarsa ansia anticipatoria. Questi disturbi includono i disturbi di personalità del cluster B (borderline, antisociale, istrionico e narcisistico), i disturbi del controllo degli impulsi (disturbo esplosivo intermittente, piromania, cleptomania, gioco d’azzardo patologico e tricotillomania) e le parafilie. Questi disturbi sono caratterizzati da comportamenti che inducono piacere anche se le conseguenze di tali comportamenti possono essere dolorose.
Entrambe le classi di disturbi hanno però lo stesso nucleo centrale: l’incapacità a ritardare o ad inibire la messa in atto di comportamenti ripetitivi.
Inoltre spesso non è possibile una netta distinzione tra i due tipi di disturbi. Alcuni disordini possono avere sia aspetti impulsivi che aspetti compulsivi o essere a metà tra i due poli estremi. Così pazienti con tricotillomania e gioco d’azzardo patologico possono avere sia sintomi impulsivi che compulsivi in quanto il loro comportamento può sia soggiacere all’impulso di ridurre una tensione sottostante sia indurre il soddisfacimento di un piacere.
McElroy e collaboratori hanno suggerito che la compulsività e l’impulsività possano rappresentare differenti dimensioni psicopatologiche e tali dimensioni si possono intersecare o essere ortogonali l’una con l’altra. Secondo questo autore, anche se i sintomi compulsivi sono generalmente considerati egodistonici, legati ad una sopravvalutazione della minaccia, laddove i sintomi impulsivi sono considerati egosintonici e legati ad una sottovalutazione della minaccia, vi sarebbero numerosi elementi comuni quali la riduzione dell’ansia, la presenza di risposte perseveranti che ostacolano il raggiungimento di obiettivi e l’effettiva compresenza in entrambi i tipi di disturbi di elementi egodistonici ed egosintonici
Numerosi studi sperimentali hanno rilevato che una disfunzione del sistema serotoninergico sia implicata nella neurobiologia sia dei disturbi compulsivi che dei disturbi impulsivi e che, rispettivamente, vi sia un aumento ed una riduzione del tono serotoninergico.

Il gioco d’azzardo patologico
Il gioco d’azzardo patologico (GP) è un disturbo ancora poco studiato dal mondo scientifico e sottovalutato dai clinici, pur essendo alla base di gravi disagi per chi ne soffre, per i familiari del paziente, e per la società. Nonostante l’elevata diffusione nella popolazione generale, l’effettiva incidenza rimane a tutt’oggi sconosciuta. Negli Stati Uniti è stato stimata una prevalenza che varia tra l’1,2% e il 3,4% della popolazione con percentuali maggiori negli stati che offrono maggiori opportunità di giocare d’azzardo (Volberg, 1989). Nel 1996 gli Americani hanno speso l’equivalente del 6% del prodotto lordo nazionale nel gioco d’azzardo (si consideri che l’8% è quanto viene speso per i beni alimentari) (Blakeslee, 1997).
Il decorso del GP tende ad essere cronico, nonostante possa avere un andamento regolare o episodico. Le donne costituiscono un terzo dei giocatori, anche se probabilmente sono un gruppo sottostimato e poco studiato (Leiseur, 1988).
Man mano che il gioco d’azzardo diventa cronico si assiste ad un aumento della frequenza degli episodi di gioco e dell’ammontare delle cifre giocate (Dickerson, 1987).
Il GP, come già ricordato, è classificato nel DSM IV come un disturbo del controllo degli impulsi non classificato altrove. La caratteristica essenziale che condivide con i disturbi del controllo degli impulsi è l’incapacità di resistere ad un impulso, una spinta o una tentazione a compiere un’azione che è pericolosa per se stesso o per gli altri (APA, 1994). Comune con i disturbi del controllo degli impulsi è, inoltre, un crescente senso di tensione o allarme prima di commettere l’azione ed un vissuto di piacere, gratificazione o sollievo nel momento stesso in cui si mette in atto l’azione. Fenomenologicamente, tali caratteristiche del GP e degli altri disturbi del controllo degli impulsi sono sorprendentemente simili, come abbiamo già più volte messo in evidenza, ai disturbi compulsivi: una componente caratteristica di entrambi è la difficoltà ad inibire o ritardare la messa in atto di un impulso da cui risultano tipici comportamenti ripetitivi.
Inoltre vi sono delle analogie fenomenologiche anche tra il GP e i disturbi da uso di sostanze. In entrambi i casi si manifestano fenomeni di tolleranza, dipendenza ed astinenza; tali analogie hanno indotto alcuni ricercatori a considerare il GP tra le cosiddette “nuove dipendenze” (Ramirez, 1983).
La farmacoterapia costituisce un approccio relativamente nuovo nel trattamento del GP, un disturbo cronico e debilitante per il quale, attualmente, esistono di fatto poche terapie realmente efficaci. Al momento, infatti, sono stati pubblicati ancora pochi studi controllati a doppio cieco che abbiano dimostrato l’efficacia di un trattamento farmacologico del GP. Le sostanze finora utilizzate sono state sia farmaci che agiscono sul sistema serotoninergico come la fluvoxamina e la clomipramina, sia farmaci stabilizzanti dell’umore con azione anti-impulsiva, come il carbonato di litio e la carbamazepina.
I farmaci serotoninergici, come la clomipramina e gli inibitori selettivi del reuptake della seretonina (SSRI), si sono dimostrati efficaci nel trattamento dei disturbi impulsivi e compulsivi. Poiché il GP è classificato tra i disturbi del controllo degli impulsi e mostra molte analogie con i disturbi compulsivi, gli studi preliminari sulla farmacoterapia di questo disturbo sono stati fatti utilizzando tali agenti farmacologici con discreto successo. Per esempio in un case report di una donna di 42 anni con una storia di 12 anni di gioco d’azzardo patologico è stato dimostrato che il trattamento con clomipramina dava una risposta significativamente positiva (Hollander, 1992). La clomipramina si è dimostrata efficace anche nella terapia della tricotillomania, dell’esibizionismo e del disturbo ossessivo-compulsivo (Swedo, 1989; Torres, 1993). Nonostante non siano stati fatti finora studi controllati sull’efficacia della clomipramina sul GP, gli effetti neurobiologici di questo farmaco lo rendono una valida opzione per ulteriori valutazioni cliniche.
Tra gli SSRI la fluvoxamina è il farmaco di prima scelta per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo (ECP for OCD, 1997). Uno studio pilota ha dimostrato l’efficacia della fluvoxamina anche nel GP, tuttavia ulteriori studi controllati sono necessari per confermare tali dati preliminari (Hollander, 1998).
Numerosi casi clinici pubblicati hanno messo in evidenza la risposta positiva ad una terapia con carbonato di litio in pazienti affetti da gioco d’azzardo patologico e da disturbi correlati. Moskowits (1980) ha presentato 3 casi clinici di pazienti trattati con successo con carbonato di litio e in cui il sintomo predominante era il gioco d’azzardo compulsivo. In tutti e 3 i casi i pazienti avevano anche una sintomatologia maniaco-depressiva e mostravano soddisfare i criteri per la diagnosi di disturbo bipolare o disturbo ciclotimico. Il litio si è dimostrato essere efficace anche nel trattamento di altri disturbi del controllo degli impulsi quali la cleptomania (Rocha, 1992) e la tricotillomania (Christenson, 1991). L’efficacia del litio sembra essere correlata al suo effetto sull’aggressività, impulsività e instabilità dell’umore. Per questo tale farmaco potrebbe essere considerato un’opzione valida nei pazienti in cui la diagnosi di GP è in comorbilità con un’instabilità dell’umore e un’impulsività di tipo aggressivo.
Numerosi studi hanno ormai dimostrato l’effetto della carbamazepina sul controllo della aggressività (Young, 1994). Un case report pubblicato recentemente ha messo in evidenza l’efficacia terapeutica di questo farmaco anche sul GP. Secondo gli autori alla base di tale risultato vi sarebbe l’azione antikindling sul sistema limbico e l’azione del farmaco sul sistema noradrenergico (che secondo gli autori sarebbe il correlato neurobiologico del GP) (Haller, 1994).

I dati finora pubblicati in letteratura suggeriscono l’efficacia di diverse strategie terapeutiche nel trattamento del GP. Tuttavia un’integrazione di tali risultati apparentemente contraddittori può essere raggiunta se si considera l’ipotesi che un disequilibrio di diversi sistemi neurotrasmettitoriali predispone il paziente ad un disturbo dell’impulsività e quindi a mettere in atto il comportamento del gioco d’azzardo. L’interazione tra una diminuzione del metabolismo della serotonina e un’alterazione del metabolismo della norepinefrina e/o della dopamina media probabilmente tale predisposizione (Petty, 1996).

 


  fai la domanda     richiedi il servizio     richiedi il test   
 scegli un altro consulente 

Tutte le risposte sono firmate dall'esperto e sono composte da:
premessa di carattere generale;
analisi del problema;
soluzione personalizzata al tuo quesito
In evidenza
Mini guide
Rubriche